Martedì 22 Gennaio 2008
Incontro in oratorio con
Mons. Roberto Busti Vescovo di Mantova
Introduzione con letture e preghiere.
Don Claudio presenta la situazione della parrocchia dalla morte di don Luigi.
Dal 30.12.2003 don Claudio celebra le messe della domenica per evitare continui
cambiamenti di sacerdoti sostituti non facili da trovare; ricorda di essere nativo
di Castelnuovo e continuamente incontra persone che si ricordano di averlo tenuto
in braccio da bambino...
Segue l’elenco dei sacerdoti della parrocchia: don Sinforiano Monici, don Alcide Gelati,
don Maurizio Maraglio, don Enrico Castiglioni, don Luigi Bazzotti.
Nel periodo successivo, qualcosa è avvenuto nella comunità, si sono dati da fare
assumendo la mancanza del sacerdote residente come opportunità, altri hanno subito tale condizione;
qualcuno si è preparato per intervenire...
Interventi delle persone presenti:
Laura (gruppo catechisti)
Si è riflettuto insieme sul metodo di lavoro, centralità della S. Messa domenicale;
preparazione di un “segno” all’incontro del sabato, da riportare alla domenica;
età diverse e servizio al catechismo dei ragazzi più grandi...
-Il vescovo domanda ”cosa fanno?”-
Laura: attività manuali e supporto; è ormai diventata un’abitudine partecipare alla due giorni di
S. Martino Gusnago, per la formazione degli adulti e condividere insieme un’esperienza residenziale,
di fronte alle difficoltà, è una comunità viva con persone unite al gruppo e questo ci ha reso più responsabili;
spero ci si possa portare dietro altre persone…
Matteo (gruppo giovani)
Ci sono state dieci/tredici persone con Alessio come referente; ragazzi post cresima
con don Maurizio e don Enrico (anni 80/90); attualmente il gruppo è formato da venti/ventitre
giovani con cui si affrontano cose serie, apprezzabili; rispettando quelli che abbiamo davanti;
si vivono insieme tante esperienze: incontri di vicariato…
Silvia (gruppo liturgico)
Si ritrova negli ultimi due anni da S. Martino Gusnago a partire dal documento pastorale:
Comunione – Eucarestia – Comunità…
-Il vescovo domanda: “in quanti siete?”-
Silvia: in quattro gatti
-Il vescovo commenta : “pochi ma buoni!”-
Sergio (gruppo oratorio)
Breve accenno al gruppo della Festa di S. Margherita con richiesta a Stefania di raccontare,
più in là, qualche cosa…; le origini del gruppo risalgono alla presenza in parrocchia di
giovani coppie che si ritrovavano periodicamente con la guida di don Gianfranco Ferrari; le
attività non solo di animazione e organizzazione/coordinamento, sono state anche di riflessione
sulla formazione per le problematiche di chi frequenta l’oratorio; nell’ultimo periodo fase di
scarsità fisiologica di partecipazione sia di ragazzi/bambini, sia di adulti per probabile termine del ciclo evolutivo…
Giovanni (gruppo famiglie numerose)
Esperienza personale, esigenza/bisogno di ascolto; vuoto della figura del prete; proposte per il futuro:
• Unificazione delle parrocchie di Castelnuovo e di Casaloldo;
• Continuare l’esperienza in corso con don Claudio;
• Appartenenza della territorialità al comune di Asola per una relazione con quella parrocchia,
eventualmente attraverso il servizio di un prete non totalmente utilizzato…
Siamo “segnati” dalla mancanza di un prete, a me è successo di riuscire a confidarmi con il prete,
vorrei accadesse anche ai miei figli.
Damiano (gruppo oratorio)
Proveniamo da esperienze che ci hanno “forgiato” e aiutato a crescere; il senso di provvisorietà ci ha portato
a responsabilizzarci; chiesa orizzontale, rischi di emarginazione per diversità di passo nel cammino comunitario;
il senso della comunità è il collante… c’è bisogno di correttivi, forse per il disorientamento prodotto dalla
doppia funzione dei sacerdoti (amministrazione e pastorale), superabili se siamo sostenuti dalla diocesi, dal vicariato.
Stefania (associazione santa Margherita)
Siamo 12/13 soci che da 25 anni organizzano la festa di luglio e tutto il paese ci dà una mano, sono 120 persone impegnate;
organizziamo anche la “festa dell’anziano“ in oratorio per 140 persone con 20 assistenti volontari.
Mara: gruppo giovani/liturgico.
Comunità vivace, si esprime nel piacere di stare insieme: grest, campo estivo, anziani, famiglie… pranzi comunitari,
festa sul campo; qui ho toccato con mano la concretezza versoi il bisogno di chi si trova in difficoltà; S. Messa delle 10,
molto partecipata; la figura del sacerdote è insostituibile, in particolare per i più lontani che “vogliono un sacerdote residente”!
Alberto (gruppo adulti)
Le radici/basi piantate dai nostri sacerdoti sono state buone, siamo orgogliosi dei figli perché sono qui;
forse non si è compreso che non si va in chiesa per il prete; ci manca la confidenza, le visite in famiglia,
gli agricoltori, le aziende, qualche presenza in più del sacerdote ci farebbe piacere.
Matteo (gruppo giovani)
Ci sarà la settima comunitaria con il gruppo giovani, in oratorio/canonica (giorno e notte);
bisogna guardare al futuro, facendo un “reset” con il tempo; assegnazione di ruoli ben definiti alle diverse presenze nella comunità…
Don Claudio ricordando il servizio indispensabile in parrocchia, propone di anticipare l’ordinazione a “diaconessa”
di Aldina, anticipando l’ordinazione anche alle donne…
Don Alberto ricorda che per tre giorni alla settimana don Guglielmo Gabella celebra la S. Messa feriale in chiesa a Castelnuovo.
Intervento del Vescovo:
Se la comunità è così, il prete non ve lo do più! E’ stato seminato bene e l’albero continua a produrre bene!
Non so quali sono i risultati… il problema della mancanza di vocazioni, riguarda la diocesi e non solo quella di
Mantova, ci sono anche forzature come quella di Erba, con sette parrocchie con un solo parroco; in futuro ci saranno
140 preti con 170 parrocchie!
Nella pratica: un modo nuovo di vivere la comunità. Tutto questo è vero ma, perché è così?
Fare il prete non è più esaltante nella società occidentale. Si va a finire in niente, non c’è più bisogno delle
invasioni barbariche; se non abbiamo davanti agli occhi il velo, si vede che è così; un tipo di società così
auto-eliminata da sé (esempi storici:persiani, greci, romani); non c’è nulla di stabile in questo mondo.
San Vincenzo de Paoli, elemosiniere della regina di Francia le faceva notare: “il Signore Gesù ha affermato
che nulla prevarrà sulla Chiesa, ma non ha detto la Chiesa di Francia!”. Guardiamo in faccia la realtà,
non so da cosa deriva tutto questo ma, cosa vuole dirci il Signore con tutto questo? E’ un disegno provvidenziale,
sarà il nostro bene che però non è quello che pensiamo noi; lui ha abbracciato la croce, non è più possibile un
cristianesimo di tradizione, di risultanza; esempio: dopo aver ricevuto la cresima, tornano solo per sposarsi in chiesa,
ma… ! Qui ho visto che una comunità che deve imparare a mettersi sulle spalle il cammino della chiesa;
certo che ci sono i ruoli sacramentali, amministrativi , eucaristici…! Sono veramente ammirato di questa comunità:
sentirsi mandati tutti a consegnare la propria fede ai giovani, non è facile; là dove questo non è successo,
non ci sono più valori condivisi… siamo italiani un po’ meno ordinati; oggi conta l’appartenenza perché si
cerca solo quella per mettere su le mani, per tirare le cose dalla propria parte; ma i valori della vita… diciamo
subito quale? So quale dramma c’è dietro la morte del proprio seme, è un dato di fatto; quanti altri! Matrimonio
fra uomo e donna… tutto è messo in discussione così rimane solo la visione della comunità! Non l’appartenenza; così
per la scienza: cosa viene a fare qui? Muoiono solo per fame 4000 bambini al giorno! Sentire su di sé la responsabilità
per propagare la fede, speranza vera, seria; che vada al di là delle cose vane, perché io sono venuto al mondo,
ma dove devo andare? Non capiscono i nostri figli la differenza fra reale e virtuale; il pensiero di esserci solo
ce ci appare in televisione è un dramma! Se fossi papà (n.d.r.: ricordi personali) sarei rattristato dal ritenere
che i padri sono dei “poveri diavoli”, per i figli sono importanti i calciatori! La parola di Dio quelli che sono
i valori della vita, ed una comunità che segue questo obiettivo…! Ero innamorato da bambino nel prete dell’oratorio,
per la sua abilità nel coinvolgerci – e mi pare sia venuto fuori un bel risultato non vi sembra? La testimonianza di
chi vive in maniera alternativa è la trasmissione di fede vera! Come mai la comunità fa così fatica? Forse perché anche
il prete ha bisogno di questo; al prete deve essere chiesto di fare il prete! Cose essenziali. Quest’anno mi è mancata
la visita alle famiglie! Il cammino è così… in Francia stanno compattando le diocesi, non solo le parrocchie! Io chiedo
l’aiuto anche vostro, dovete dirci che cosa è essenziale, francamente: la prima è la parola di Dio! In Germania tre
parrocchie hanno un diacono che celebra la Parola e la Messa, una volta al mese… Bisogna andare avanti con la forza!
Come facciamo ad avere la forza per indicare ai nostri figli? Andiamo a pescare dov’è la nostra forza: la convivenza
è fatta di gesti comuni, festa, gioia, ecc. ecc. ma, dentro c’è la parola; l’Eucarestia… l’ascolto della Parola è Lui
che viene incontro a noi; non c’è una soluzione geometrica, se non c’è la coscienza della comunità che si metta sulle spalle…!
Grazie, ho una pena nel cuore: la Messa domenicale da fare propria con piacere, cantando e rispondendo; bisogna fare in modo che
ogni gesto manifesti questo sentire… vi ringrazio di cuore, cercate di dare una mano su un altro fronte, fate questo passo,
mettetevi d’accordo così che l’organismo funzioni come una famiglia! Ognuno ha il suo posto in un organismo ordinato, un pezzettino
lasciato a ognuno di noi.
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Ecco un commento di don Claudio:
E’ stato un bell’incontro quello di martedì 22 gennaio col nostro Vescovo.
Quando siamo arrivati in macchina da Mantova e siamo giunti sul sagrato,
il Vescovo mi ha chiesto: “Sono tutte per me queste macchine?”.
Effettivamente in Oratorio numerose erano le persone che hanno accolto
con viva cordialità mons. Roberto nella sua prima visita alla nostra Comunità.
“E’ una comunità viva quella che ho trovato” ha poi detto al termine degli
interventi di alcune delle persone presenti. “E’ una comunità che saprà farsi carico del suo futuro”.
Non da sola, ovviamente perché, come tutti hanno dimostrato di ben capire,
il sacerdote nella comunità è il segno della comunione con il Vescovo e con la Chiesa
locale e senza questa comunione la Chiesa non esiste.
Ma senza deleghe a nessuno, perché ognuno dei presenti saprà “mettersi sulle spalle” la gioia e la fatica del
trasmettere la propria fede a coloro che sono accanto a noi e che verranno dopo di noi.
don Claudio
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